Ma quanto ci vuole?

A cura di Maria Grazia Giannini

Sono passati ormai quasi trent’ anni da quando la mia famiglia entrò nell’incubo del Disturbo del
Comportamento Alimentare. Per fortuna e grazie al gran lavoro fatto su tutti noi, ne siamo usciti. Dopo ho
incontrato moltissimi genitori con questo problema e tutti, ma davvero tutti, una delle prime domande
che mi rivolgono è “Ma quanto ci vuole a guarire?”.
Credo che sia veramente poco descrivibile quello che si è costretti a passare e quanto sembrano lunghe le
giornate tutte uguali: ci si alza con la speranza che qualcosa cambi, ci si addormenta con la paura che
succeda qualcosa di irreparabile perché nulla è accaduto.
Per tanto…tanto tempo. Anni…
Il Disturbo Alimentare arriva subdolo, si infiltra piano piano. Non riesci a capire il momento preciso in cui
è arrivato, non è come un dolore alla testa, un male in qualche punto del corpo. Nulla di questo, ma chi è
vittima di questo disturbo cambia lentamente, tu genitore non sai più chi è quella persona che pensavi di
conoscere. Si vive con l’incubo della tavola, della bilancia ma anche degli sbalzi di umore, delle minacce di
farsi del male, del livore che traspare dagli occhi dovuto a tutto quel dolore che scoppia dentro e non trova
la strada giusta per uscire se non sfogandosi con il cibo.
E qui, in queste situazioni, se non soccorre un ascolto davvero empatico ci si sente completamente soli e
non compresi. E’ indispensabile comprendere che dietro quella domanda “Ma quanto ci vuole?” c’è la
paura di accettare, la paura di non riuscire ad essere adeguati, la paura di vedere cosa c’è dietro questo
sintomo, la paura di chiedere aiuto. Accompagnare un genitore alla consapevolezza che non passerà
presto, che servirà molto tempo, che poi, alla fine, nessuno di tutti i componenti della famiglia sarà più lo
stesso di prima, è qualcosa di molto delicato ma indispensabile. Posso dire che senza questo passo nessuno
ne può uscire…
Quindi non si sa quanto tempo ci vuole, per ognuno c’è una propria strada. E va cercata, senza sosta, senza
pensare che non esiste perché per tutti c’è il modo di uscirne purchè si metta da parte la paura e si trovi la
forza di affidarsi a chi ci può sostenere nel cambiamento difficile, ma necessario.

Share