Grammatica della Fantasia. 100 anni di Gianni Rodari

A cura di Eleonora Antonini

Esistono regole per la fantasia? Esiste un trattato per la creatività?

Nel centenario della sua nascita (23 ottobre 1920) vogliamo ricordare il valore dell’opera in cui il più celebre degli scrittori per l’infanzia afferma il fondamentale ruolo della creatività all’interno del processo educativo, la Grammatica della fantasia (1973).

Introduzione all’arte di inventare storie è il sottotitolo di questo suo “Quaderno di Fantastica” pieno di tecniche, spunti e strumenti che permettono ai suoi piccoli alunni di dare vita a infinite trame. Attraverso trucchi e giochi che partono da semplici parole, la sua narrazione si muove attraverso fiabe, indovinelli, poesie, filastrocche e immagini fantastiche, indicandoci che la via dell’immaginario è una strada che ognuno di noi può percorrere.

Tra le tantissime tecniche vogliamo ricordare il “binomio fantastico”, ovvero l’accostamento di due parole molto distanti per significato che una volta avvicinate sono in grado di creare un’ipotesi insolita («La parola singola agisce solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe ad uscire dai binari dell’abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare. Non c’è vita, dove non c’è lotta»). Oppure quella del “sasso nello stagno”, che ci invita a porre attenzione alle tante reazioni a catena (suoni, immagini, ricordi, analogie) legate a una parola utilizzata («una parola qualunque, scelta a caso, possa funzionare come una parola magica per disseppellire campi della memoria che giacevano sotto la polvere del tempo»).

Ma la Grammatica della fantasia è soprattutto un invito ad allargare i propri orizzonti, a rompere la routine e a uscire dal conformismo, a cambiare i punti di vista, a liberarci da schemi rigidi, e tutto questo è realizzabile anche attribuendo il giusto valore didattico ed educativo all’immaginazione. E’ un invito ad avere uno sguardo diverso, meno giudicante, che di fronte a un errore intravede una possibilità creativa, poiché per Rodari «Sbagliando s’impara, è un vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe dire che sbagliando s’inventa». Resta un attualissimo e significativo lavoro per chiunque si occupi del mondo dell’infanzia, ma sicuramente utile anche tutti gli adulti per ricordare che anche inventare storie è una cosa seria e che fantasia e creatività sono risorse da accrescere, sempre.

Share