Genitori e Disturbi dell’Alimentazione

A cura di Maria Grazia Giannini

E’ stato evidenziato che chi soffre di DA è spesso profondamente coinvolto nella relazione con i genitori, molto spesso intrisa di una conflittualità celata o irrisolta*.
Il significato che il cibo e il momento dei pasti ha nella vita della famiglia è di fondamentale importanza.
L’importanza data dai genitori al cibo, all’atto del mangiare e al peso può essere tale da far nascere sensi di colpa nei figli o farli vergognare per il loro comportamento alimentare.
Spesso chi presenta un disordine alimentare ha assistito, durante l’infanzia, a discorsi sul suo aspetto fisico, sul suo peso, sul suo modo di apparire ed ha percepito un senso di insoddisfazione da parte dei genitori.
Spesso il cibo viene utilizzato dai genitori come “punizione” o “ricatto”, o viene sottolineato il problema della linea e della necessità di una dieta.
Inoltre il pranzo o la cena sono gli unici momenti in cui tutta la famiglia ha occasione di riunirsi e la conversazione, in genere, tende ad essere conflittuale, o si tende a soffocare i tentativi dei figli di esprimere i propri pensieri all’interno del dialogo familiare.
La sindrome anoressica-bulimica è caratterizzata dalla presenza di genitori che hanno dato grande importanza alla loro funzione di fornitori di nutrimento, di cibo, di cose concrete.
Questo atteggiamento porta i figli a vivere il cibo non solo come un mezzo per soddisfare la fame ma anche come strumento di scambio affettivo e comunicativo con i genitori, il mezzo attraverso il quale passano le emozioni.

* M. Selvini Palazzoli et al. (1989) Family Games. General Models of Psychotic Processes in the Family, Karnac Books, London (UK)

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